08.09.2010Renzo RozziniUn’assistenza sanitaria agli anziani degna di questo nome.L’incremento della domanda di assistenza agli anziani e le conseguenti osservazioni sull’appropriatezza del servizio ospedaliero (“gli anziani intasano i pronto soccorso, bloccano i letti ospedalieri, gli anziani vengono ricoverati impropriamente, i vecchi pesano sulla spesa ospedaliera…”) ed extra-ospedaliero (le riabilitazioni non hanno letti a sufficienza, le riabilitazioni non ricoverano i pazienti anziani, ma solo giovani “sani”, i servizi territoriali sono insufficienti o inadatti alla cura dei pazienti anziani, sono inefficaci nel supporto alle famiglie) inducono alcune riflessioni su questo argomento centrale dell’organizzazione sanitaria, uno dei più critici per migliorare la qualità delle prestazioni fornite dal nostro servizio sanitario.
È indiscutibile che le diverse modalità di prefigurare l’assistenza al paziente anziano nascondono da alternative schiettamente “politiche”; quelle cioè di sapere se la società intenda o meno accettare gli anziani, nella loro debolezza e fragilità, o se invece, non ritenendosi idonea a queste funzioni, la società intenda solo “tollerare” i malati geriatrici.
Le concezioni teoriche e pragmatiche che si confrontano a questo proposito sono due: una è la geriatria (la disciplina medica che specificamente si occupa della salute degli anziani) che si inserisce dentro il contesto della società e si propone, mediante la rete di servizi diversificati, di evitare, o almeno di ridurre, le ospedalizzazioni servendosi delle più diverse modalità assistenziali territoriali; l’altra sostiene, invece, che non sia possibile la collocazione di alcuni pazienti geriatrici in una società bloccata sul parametro dell’efficienza, la quale esige ciò che essi non sono in grado di dare. Seguendo questa concezione, restano solo da realizzare istituzioni geriatriche ad elevata capienza, eventualmente creando in esse condizioni di assistenza differenziata.
Noi riteniamo che la nostra società dovrebbe tendere al primo modello.
È universalmente accettato che la moderna assistenza agli anziani non può essere attuata se mancano contemporaneamente le premesse di un’assistenza ospedaliera, la più umana e razionale possibile, e le premesse per un’articolata assistenza geriatrica territoriale.
In particolare, l’assistenza al paziente anziano non può prescindere da strutture ospedaliere geriatriche perché per determinati gruppi di malati il ricovero in ospedale rappresenta la forma migliore, e necessaria, di assistenza (la geriatria è la branca specialistica della medicina che ha dimostrato i risultati più favorevoli in termini si sopravvivenza, prevenzione della non autosufficienza e qualità della vita). L’assistenza geriatrica è nondimeno efficace solo se dispone, al di là dei servizi ospedalieri e ambulatoriali, anche di servizi e strutture intermedi (cioè di servizi assistenziali notturni e diurni, di RSA, di strutture protette, di centri diurni, di strutture extraospedaliere insomma) e di servizi territoriali (compresi gli aiuti economici alle famiglie).
Una considerazione quasi banale, ma necessaria: i servizi si assistenza geriatrica devono essere facilmente raggiungibili. Le conseguenze di una carente disponibilità nell’area geografica dei centri con competenza geriatrica sono molto evidenti a chi gestisce gli ospedali: il numero delle ammissioni ospedaliere e la permanenza in ospedale dei malati crescono a dismisura in modo proporzionale alla lontananza del luogo di residenza.
Ci sono nel contesto dell’attuale struttura sociale del nostro paese le condizioni perché si possa davvero prefigurare, al di là delle diverse teorie, un’assistenza sanitaria agli anziani degna di questo nome? Ci sono cioè le condizioni sanitarie, culturali, familiari e storiche perché si possa ritenere che questa società, sempre più rigidamente ancorata a modelli operazionali discriminativi e selettivi, consenta di risolvere operativamente la crescente domanda di assistenza geriatrica?
Sebbene vi siano enormi diversità regionali, non ci sembra possibile una risposta drastica e univoca. Però oggi non è possibile prescindere dalla domanda di fondo se la nostra società voglia farsi carico dei propri anziani investendo energie morali, organizzative ed economiche.
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