08.03.2010Cristina CornaliLe malattie cerebrovascolari: il riconoscimento dei sintomi.Le malattie cerebrovascolari rappresentano un insieme di condizioni anatomopatologiche diverse, che si manifestano con quadri clinici comuni. Da questo deriva la confusione da parte delle persone di fronte a termini come “ictus, stroke, ischemia, emorragia cerebrale, paresi,…”. Si tratta di malattie che causano un danno al cervello, determinando repentini deficit nelle funzioni cerebrali. Le più comuni manifestazioni sono: a) difetti motori (paresi, paralisi, plegia): riduzione di forza a uno o più arti o dei muscoli del viso e della lingua; b) difetti di sensibilità: sensazione di intorpidimento o “formicolii” a una parte del corpo; c) difficoltà ad articolare o a trovare le parole o esprimere un’accozzaglia di vocaboli incomprensibili; d) difetti dell’equilibrio; e) difficoltà nella deglutizione; f) difetti visivi o dello stato cognitivo, fino al coma.
Queste condizioni sono le conseguenze nell’80% dei casi di lesioni ischemiche (interruzione del flusso di sangue in certe aree del cervello a causa di ostruzione dei vasi per placche aterosclerotiche o emboli che si distaccano dal cuore o dalle grosse arterie del collo) e nel 20% dei casi a lesioni emorragiche (stravaso di sangue per rottura di vasi intracranici).
Nel mondo si stima un ictus ogni 5 secondi, contro un’incidenza di infarto miocardico ogni 4. Rappresentano la terza causa di morte nei paesi industrializzati (dopo malattie cardiovascolari e neoplasie) e la prima causa di invalidità.
Si parla si Attacco Ischemico Transitorio (TIA) se il quadro sintomatologico si manifesta per una durata inferiore alle 24 ore, ma è un evento che non deve essere trascurato, poiché aumenta di 10 volte il rischio di ictus maggiore entro 1 anno e si associa in 1/3 dei casi a successivo ictus ischemico, soprattutto se il paziente ha più di 60 anni e i sintomi permangono per più di 1 ora.
Responsabili del riscontro dei sintomi sono le persone che per prime riconoscono anomalie neurologiche: i pazienti stessi, i famigliari, gli operatori sanitari. Bisogna chiedere a chi è sospettato di un’alterazione cerebrovascolare di sorridere, mostrare i denti, sollevare le braccia parallele tra loro, far ripetere delle frasi, e notare asimmetrie nei movimenti o difficoltà nell’eloquio. Il paziente deve essere condotto quanto prima in ospedale, dove la diagnosi differenziale verrà posta mediante TAC encefalo e specialisti neurologi valuteranno la possibilità di trattamenti farmacologici in urgenza. La precocità della valutazione ospedaliera (entro le prime 3-6 ore) è elemento fondamentale per poter fornire tutte le cure disponibili.
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