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08.07.2010

Simone Franzoni

Ascoltare il paziente per capire il dolore

La cura del dolore nell’anziano si basa su metodi differenti a seconda del grado di autonomia mentale del paziente. Nel caso dell’anziano autosufficiente, ovvero in grado di riferire e misurare il dolore, il principale curante di fatto non è il medico, bensì il paziente stesso, che spesso sa quale è il farmaco analgesico più efficace ed è quasi sempre in grado di autocurarsi. Fa poco riferimento al medico, tranne quando il dolore è intenso o persistente o percepito come pericoloso (soprattutto quando non noto); è quindi a rischio di severe complicazioni, perché spesso usa analgesici da banco, i cosiddetti antinfiammatori non steroidei. Si tratta di farmaci comuni e molto efficaci perché bloccano l’infiammazione che genera la maggior parte del dolore nell’anziano (ad es. da artrosi o tensione muscoloarticolare). Gli antinfiammatori hanno però un grosso limite: dopo il terzo giorno di trattamento comportano un rischio crescente di sviluppare ulcera gastro-duodenale, emorragia gastro-intestinale, insufficienza renale e scompenso cardiaco. L’elevata incidenza di ricoveri in pronto soccorso di anziani per effetti collaterali da antinfiammatori conferma che l’“autocura” di solito si protrae per parecchi giorni o settimane. L’“abuso” di antinfiammatori è giustificata dal fatto che nell’anziano il dolore tende ad essere persistente (una riacutizzazione può durare settimane o mesi), in quanto secondario a patologie degenerative ad evoluzione cronica, che inducono un peggioramento della qualità della vita a seguito della riduzione dell’autosufficienza, dell’aumento delle cadute, della depressione dell’umore e dell’insonnia. L’obiettivo razionale della cura del dolore nell’anziano è evitare queste complicazioni, attraverso una terapia antidolorifica che non sia essa stessa causa di malattia.

Il ricorso al medico per la cura del dolore è indispensabile perché ogni trattamento farmacologico deve essere preceduto da una diagnosi, evitando che tutto il dolore finisca nel calderone dell’”artrosi”. L’identificazione della causa scatenante il dolore è essenziale e guida la scelta della terapia più idonea fra le tante che si possono adottare. La collaborazione con il medico permette inoltre di valutare l’efficacia della terapia antalgica che non si basa solo su quanto viene affermato dalla persona sofferente, ma spesso richiede una valutazione esterna per misurare oggettivamente l’impatto della riduzione del dolore sul recupero dello stato funzionale. Oggi il medico ha una combinazioni di interventi farmacologici e non (terapia fisica, microinvasiva, chirurgica,…..) tali da consentirgli di raggiungere l’obiettivo di un controllo efficace del dolore nei 2/3 degli anziani. Come in tutte le imprese difficili serve però qualche cosa di “innovativo”, quale una maggiore collaborazione fra paziente e medico: il primo mostrando una maggiore disponibilità a riferire il suo dolore, il secondo ad ascoltare, diagnosticare e curare il suo paziente e non solo il suo dolore.
 
 

 

 

 


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