11.12.2009Ermellina ZanettiInfermieri in casa di riposo
Recentemente è stata presentata a Milano un’interessante ricerca, svolta dall’Istituto per la Ricerca Sociale, sulla professione infermieristica nelle case di riposo della Lombardia. E’ utile descriverne il significato nella nostra rubrica, perché dai dati presentati, accanto alla ormai tristemente nota carenza di infermieri, è emersa un’attenzione da parte di chi ha partecipato alla ricerca (in Lombardia sono 7.637 gli infermieri che lavorano nelle case di riposo) alla qualità delle cure erogate. In particolare è emerso che nelle case di riposo curare e assistere significa preoccuparsi della qualità della vita degli anziani che vi risiedono e delle loro famiglie, le quali spesso giungono con sofferenza a decidere di istituzionalizzare il loro congiunto, magari costrette dal peso di un’assistenza non più sostenibile o sufficiente a casa.
“Gli anziani accolti nel nostro istituto- afferma un’infermiera intervistata dagli autori della ricerca- sono di solito affetti da malattie croniche, più o meno invalidanti e i miglioramenti possono essere brevi e di poco peso al fine di un recupero di autonomia. Perciò la gratificazione nel nostro lavoro va trovata nel raggiungere piccoli obiettivi, ma di grande valore come far camminare, anche se con aiuto, un anziano che era immobilizzato, riuscire a fare in modo che, anche con lentezza, si alimenti da solo, far si che inizi di nuovo a parlare chi si era chiuso ostinatamente in sé stesso. Si deve imparare a considerare utile il nostro lavoro anche se, per motivi diversi, tutti i nostri risultati si perderanno”.
Queste parole esprimono un particolare impegno della professione infermieristica nel ripensare la propria presenza all’interno delle case di riposo. In queste strutture, infatti, ciò che fa la differenza non è solo la qualità tecnica della prestazione (fare un’ottima medicazione, intervenire correttamente in una situazione di emergenza), condizione che rimane necessaria e doverosa, ma è la relazione che si instaura, giorno dopo giorno, con ciascun anziano e in particolare con chi si “era chiuso ostinatamente in sé stesso”.
La ricerca non nega le difficoltà degli infermieri e delle strutture, che spesso faticano a trovare e a trattenere gli infermieri, ma mette in luce l’impegno diffuso, e spesso nascosto, di tante organizzazioni, e di tanti infermieri, che credono possibile trasformare le case di riposo in posti dove si lavora con grande soddisfazione, gli anziani ricevono buone cure e le famiglie sono accolte e sorrette. » scarica pdf « torna indietro
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