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06.10.2009

Alessandro Morandi

Polipatologia e politerapia nell’anziano

Un terzo delle persone sopra i 65 anni ed un quarto delle persone sopra gli 80 anni è affetta da patologie croniche (polipatologia) ed una parte preponderante di questi si trova ad assumere un elevato numero di farmaci (politerapia) per controllare i sintomi causati da condizioni frequenti nell’età anziana, quali lo scompenso cardiaco, l’ipertensione, l’ipercolesterolemia (colesterolo elevato), il diabete, la bronchite cronica, l’artrite. Recentemente è stato pubblicato un articolo sul New York Times con l’obiettivo di portare questo problema all’attenzione dei medici. Infatti negli Stati Uniti il 68% della spesa sanitaria sostenuta dal Medicare (un sistema di retribuzione sanitaria statale per le persone anziane) è rivolta a quella fascia della popolazione che è affetta da cinque o piu’ malattie croniche. Ma quali problemi si devono affrontare per curare un paziente con malattie croniche? Il medico deve innanzitutto seguire linee guida specifiche per la prescrizione di esami diagnostici e della terapia farmacologica. La situazione ideale è che per ogni malattia un paziente riceva le terapie indicate dalle linee guida; così però il numero di medicine da assumere quotidianamente diviene molto elevato. Ovviamente la polipatologia non risulta essere solamente problematica per il medico che deve gestire gli effetti collaterali e le interazioni dei farmaci, ma soprattutto per i pazienti che si trovano ad affrontare un “cocktail” farmacologico che crea spesso confusione. In particolare, i pazienti anziani possono presentare problemi di memoria o della vista, che pongono barriere importanti all’assunzione e nella gestione quotidiana di una politerapia. La ricerca scientifica negli scorsi anni, e tuttora, sta affrontando tale problematica per aiutare i medici ed i pazienti nelle decisioni quotidiane, poichè spesso le linee guida disponibili riguardano una singola malattia (ad esempio, la bronchite cronica), ma non tengono in considerazione la presenza di altre malattie, di deficit cognitivi e l’età avanzata. Quali strumenti possiamo utilizzare? In assenza di linee guida dedicate specificatamente all’anziano ed all’anziano fragile, vi sono però strumenti per valutare l’appropriatezza della prescrizione delle terapia farmacologica nei pazienti con età superiore ai 65 anni. Questi metodi dovrebbero essere utilizzati per ridurre il numero di farmaci ed al tempo stesso assicurare un adeguato trattamento delle malattie. In particolare nell’ambito ospedaliero, presso la Vanderbilt University dove attualmente mi trovo, sono in corso studi focalizzati sulla possibilità di ridurre i farmaci alla dimissione dell’ospedale e su specifici interventi (ad esempio, contatti telefonici dopo la dimissione, spiegazione accurata dei farmaci prescritti) atti ad aiutare i pazienti più fragili nella gestione della terapia farmacologica al domicilio.

 

 

 

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