29.05.2009Ermellina ZanettiPiccoli gesti quotidiani che fanno la differenza
Gli infermieri di tutto il mondo celebrano il 12 maggio, data in cui nel 1820 nacque Florence Nightingale, fondatrice delle moderne Scienze Infermieristiche, la giornata internazionale dell’infermiere. La ricorrenza è stata occasione per un incontro di un numeroso gruppo di infermieri che lavorano in casa di riposo per riflettere sul nuovo codice deontologico della professione di recentissima nuova emanazione. Uno dei valori affermati nel codice è il principio di autonomia della persona che si manifesta nella possibilità di operare consapevolmente grandi o piccole scelte che riguardano la salute e lo stile di vita. Tra gli infermieri che lavorano in casa di riposo forte è la consapevolezza che per gli anziani ospiti e per le loro famiglie il rispetto dell’autonomia e delle capacità decisionali si declina in tanti piccoli gesti quotidiani che fanno la differenza.
Anna, giovane infermiera che lavora da poco tempo in una Casa di riposo, racconta di Luigi un anziano ospite difficile e un po’ scontroso. La sua grave disabilità e la sua spietata lucidità nel giudicare le cure ricevute la mettono spesso in crisi. Ma Anna non si demoralizza e ascolta con pazienza le proteste di Luigi e cerca di coinvolgerlo nel trovare la soluzione di volta in volta più appropriata. Nulla sembra funzionare: Luigi mal sopporta la Casa di riposo e la sua organizzazione che scandisce le giornate, uguali per tutti. Anna riflette: “Forse Luigi ha ragione, forse qualcosa si potrebbe fare per rendere meno opprimente la vita qui”. Ed è proprio il riferimento alla vita che fa scattare in Anna i pensieri che condivide con il medico e tutti gli operatori. La malattia, in particolare la malattia cronica, cambia la vita delle persone che con essa dovranno convivere: Luigi non cammina più, deve essere aiutato a mangiare, a recarsi in bagno, a lavarsi. La sua autonomia è davvero ridotta al minimo. La Casa di riposo non può ulteriormente penalizzarlo nella sua, seppur residua, capacità di autodeterminarsi. Si intraprende così un percorso in cui sono coinvolti operatori, ospiti e parenti (che per i tanti ospiti che hanno perso la capacità di comprendere e comunicare, sono interlocutori preziosi). I tempi sono lunghi, ma i risultati non tardano ad arrivare: un clima più sereno, allegro, familiari e volontari coinvolti e propositivi, ospiti più protagonisti, anche Luigi è meno scontroso. Si definisce il primo obiettivo: nessun ospite sarà obbligato a svegliarsi al mattino, ma ciascuno si potrà svegliare secondo il proprio bioritmo. Subito si apprezzano i risultati sul buon umore degli ospiti, e dopo un anno si osservano cambiamenti nel minore utilizzo di farmaci sedativi, un numero minore di cadute e di stati confusionali. Luigi non c’è più, una grave complicanza l’ha portato via una fredda mattina di gennaio. Anna lo ricorda con affetto: “Ci ha spronati a cambiare”.
La presenza di infermieri che condividono e vivono nella quotidianità i valori sui quali è saldamente fondata la professione, rappresentano l’ambiente in cui maturano le decisioni sui trattamenti più opportuni da adottare nello specifico momento di vita della persona, anche quelli che accompagnano la fine della vita.
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