20.01.2009Angelo BianchettiAnziani e salute. Quali servizi
Nel 2050 il numero di cittadini Europei con più di 65 anni aumenterà del 70% e il numero di quelli con più di 80 anni del 170%. Per questa semplice ragione demografica la difesa della salute delle persone anziane costituisce una delle più importarti sfide per la nostra società nei prossimi anni. Due sono i pilastri degli interventi che dovranno essere attuati: la prevenzione della disabilità e l’adattamento dei sistemi socio-sanitari ai nuovi bisogni della popolazione.
L’invecchiamento si accompagna alla presenza di malattie croniche, che in molti casi non costituiscono un problema di per sé, ma per le complicanze che possono determinare se non sono controllate in modo adeguato. Diabete, ipertensione arteriosa, dislipidemia costituiscono fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. L’uso di farmaci è, anche nell’anziano, insieme a comportamenti adeguati (alimentazione corretta, abolizione del fumo, adeguata attività fisica) in grado di ridurre in modo significativo la comparsa di disabilità secondaria a malattie cardio e cerebrovascolari. Per alcune la diagnosi precoce permette di attuare trattamenti in grado guarire o rallentare in modo molto significativo la progressione; è il caso, ad esempio, di numerose forme di tumore (il cancro della prostata, il tumore del seno, quello del colon sono solo alcuni esempi).
Il secondo pilastro è l’orientamento dei sistemi sanitari verso le problematiche tipiche della popolazione anziana. Il modello tradizionale, basato su una medicina territoriale generosa, ma non specializzata per l’anziano, e l’ospedale per acuti sempre più orientato alla cure per l’emergenza e per la intensività dei trattamenti, non sempre permette di affrontare la specificità dei bisogni degli anziani ammalati. La prevenzione della disabilità si ottiene attraverso la cura delle malattie croniche, l’educazione sanitaria, la pronta cura delle malattie acute in ambienti orientati alla assistenza all’anziano (precoce mobilizzazione, prevenzione dei decubiti, del delirium, ecc.), il ricorso a servizi di tipo riabilitativo, sia residenziali che territoriali, sistemi si supporto e assistenza domiciliare. Sebbene molti di questi servizi siano disponibili in alcune aree fortunate del nostro Paese (e la nostra provincia è certamente tra queste), manca una diffusione capillare di questo orientamento dei sistemi di cura; più in generale, manca un vero coordinamento dei servizi soprattutto per quella fascia di persone anziane in cui si concentrano i problemi della disabilità (i più vecchi, quelli con più malattie fisiche, quelli con deterioramento cognitivo).
L’aumento della aspettativa di vita delle persone anziane è certamente una conquista della società moderna e la concentrazione della disabilità solo nell’ultima parte della vita (gli ultimi 5-6 anni mediamente) permette a molte persone di godere i benefici di una vecchiaia serena. E’ necessario però concentrare gli sforzi e le risorse per quella fascia di anziani in cui si manifestano i problemi della salute, della dipendenza e, spesso, di una condizione sociale precaria. Per queste persone vanno ripensati e rimodulati i sistemi di cura.
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