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05.11.2008

a cura della redazione

Novantenni in salute

E’ possibile raggiungere e superare la soglia dei novant’anni in buona salute: lo confermano i primi dati di una ricerca condotta dal Gruppo di Ricerca Geriatrica  (GRG) di Brescia che celebra, in questi giorni, 20 anni di attività.   Lo studio  “Novantenni in salute”, coordinato da Renzo Rozzini, Angelo Bianchetti e Giuseppe Bellelli  ha, in particolare  identificato i fattori di rischio e quelli protettivi della salute nelle persone molto vecchie. Sino ad oggi questa era  un’area scarsamente esplorata, perché molti studi longitudinali si fermano alla soglia dei 75-80 anni.

I ricercatori del GRG hanno studiato  per 15 anni 573 persone residenti nel centro storico di Brescia, inserite nello studio all’età di 75 anni, quando definivano complessivamente buona (ovvero superiore della media delle persone della loro età) la propria salute. Di ciascun anziano sono stati valutati all’inizio dello studio gli aspetti somatici, psicologici e socio-relazionali e al compimento del 90esimo anno si è rilevata la capacità di una vita autonoma, attraverso la misura delle attività di base e strumentali della vita quotidiana, che esprimono complessivamente il livello di libertà nei vari momenti della vita che ogni persona conserva e quindi connotano un invecchiamento positivo (chiamato anche di successo) o negativo.

Il 50% delle persone valutate all’inizio dello studio ha raggiunto i 90 anni: di queste più della metà (54%) è autosufficiente nella attività di base della vita quotidiana. Si configura, quindi, uno scenario estremamente positivo, anche considerando che il 50% delle donne continua a vivere sola nella propria casa.

Tra i fattori che predicono un invecchiamento di successo vi è la genetica (l’aver avuto genitori longevi), l’attività fisica moderata, l’aver avuto una vita sociale significativa ed aver mangiato in modo equilibrato.

I fattori che, invece, predicono un invecchiamento negativo sono –tra gli altri- la sensazione di avere una memoria poco efficiente, l’incapacità a prendere le medicine in modo autonomo (è uno dei misuratori più importanti,  perché mette assieme aspetti motori, cognitivi e motivazionali), la solitudine, la dipendenza da alcool e alcune specifiche malattie croniche.

 

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