17.09.2008Giuseppe BellelliIpertensione arteriosa nell anziano
Trattare o non trattare farmacologicamente l’anziano affetto da ipertensione arteriosa? Questa domanda, la cui risposta potrebbe per alcuni versi sembrare scontata, è invece una vexata quaestio che periodicamente si ripropone all’attenzione del medico e dei pazienti affetti da questa problematica clinica. Negli anni sessanta, tra i medici, vigeva la regola del 100+l’età; si diceva che, ad esempio, in una persona di 80 anni, valori di pressione arteriosa sistolica uguali a 180 mmHg potessero essere tollerati ed accettabili. A motivare questo atteggiamento terapeutico la convinzione che fosse più rischioso abbassare che non mantenere elevati i valori di pressione arteriosa sistolica. Tanto più la persona era anziana tanto meno intensivamente si doveva intervenire. Non esistevano ancora evidenze scientifiche che supportassero un atteggiamento terapeutico più “incisivo” né dimostrazioni di efficacia dei farmaci per questa problematica. Negli anni settanta alcuni studi scientifici condotti su ampie casistiche dimostrarono che l’ipertensione arteriosa è uno dei maggiori fattori di rischio di mortalità e di complicanze cardiovascolari e che la terapia antipertensiva è in grado di ridurne il rischio. Piccoli studi (derivati da questi più ampi) che avevano coinvolto persone con più di 65 anni, suggerivano che anche in costoro la terapia antipertensiva avesse un’indicazione primaria, ma ancora mancavano studi condotti specificatamente su soggetti anziani o molto anziani. A complicare lo scenario altri studi evidenziavano come anche valori di pressione arteriosa molto bassi potevano costituire un fattore di rischio di mortalità, rimettendo dunque in discussione l’atteggiamento terapeutico da tenersi di fronte a soggetti anziani o molto anziani. Veniamo ai giorni nostri. È di pochi giorni la pubblicazione di uno studio molto importante, lo studio HYVET (acronimo di HYpertension in Very Elderly Trial, che tradotto in italiano significa studio sull’ipertensione nei soggetti molto anziani), i cui dati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine e che rappresenta il primo di studio di intervento farmacologico condotto esclusivamente su soggetti affetti da ipertensione arteriosa con più di 80 anni di età. Lo studio dimostra che anche negli over80 trattare farmacologicamente l’ipertensione arteriosa riduce, come nel giovane, il rischio di mortalità e di complicanze associate a questa condizione clinica. Se si tiene conto che dal 1970, da quando cioè i farmaci antipertensivi erano pochi e difficili da maneggiare, ad oggi, in cui i farmaci a disposizione sono moltissimi, efficaci e con pochi effetti collaterali, si capisce dunque come i risultati di questo studio segnino in qualche modo una svolta epocale.
Tutto a posto, dunque? Fine del problema? Tutti i soggetti anziani con ipertensione arteriosa devono essere invariabilmente trattati? Nella realtà il problema è ancora aperto. Esiste infatti anziano e anziano. Alcuni infatti debbono ricevere una terapia antipertesiva “incisiva”, mentre per altri il problema è differente. I primi sono per lo più individui robusti, che conducono una vita attiva e non sono affetti da gravi patologie. Vi sono però anche anziani disabili e fragili, in cui l’ipertensione arteriosa è soltanto uno dei molteplici problemi di salute da cui sono affetti. In questi potrebbe essere più indicato tollerare valori di pressione arteriosa un po’ più elevati piuttosto che correre il rischio di ipotensione arteriosa (abbassamento eccessivo dei valori di pressione).
Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità un numero crescente di soggetti è affetta da ipertensione arteriosa e tra questi gli anziani costituiscono una quota significativa. Ogni anziano dovrebbe ricevere una valutazione periodica della propria pressione arteriosa, ma l’aver verificato la presenza di ipertensione non significa automaticamente intraprendere una nuova terapia o rinforzare quella già in atto. Il trattamento farmacologico dell’ipertensione è ancora oggi un intervento molto complesso che richiede competenza e sensibilità clinica da parte del medico curante. » scarica pdf « torna indietro
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