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08.10.2007

a cura della redazione

Come cambia la salute degli italiani

Sono stati pubblicati in questi giorni i risultati di una grossa “indagine multiscopo” fatta dall’Istat  (l’istituzione che ha il compito di raccogliere dati riguardanti tutto quello che avviene nel nostro paese) su un campione di 60mila famiglie. Il 18.8% delle persone non più giovani è disabile; anche se il fenomeno si va riducendo, ha dimensioni sempre rilevanti perché riguarda 2 milioni di persone. Inoltre, stanno peggio –come abbiamo più volte scritto in questa rubrica- le donne rispetto agli uomini. Quasi il 9% degli anziani è confinato a casa, mentre oltre il 10% delle famiglie ha al proprio interno un componente disabile. Questi numeri aridi ci presentano la drammaticità del problema dell’assistenza alla terza e alla quarta età, che dovrebbe essere ai primi posti nell’agenda dei governi. Io sono fiducioso, ma il punto di partenza per qualsiasi provvedimento è di grave crisi: l’80% delle famiglie non riceve infatti alcun servizio a casa. L’altro aspetto da sottolineare è la peggiore condizione di salute della donna anziana; ricordiamo l’apparente contraddizione tra il fatto che le signore vivono più a lungo, ma in peggiori condizioni salute; questo fatto è al centro di numerosi studi, ma ancora non si è trovata una spiegazione plausibile. Cosa ci dice ancora l’indagine dell’Istat che possa destare l’interesse dei nostri lettori? Che le persone anziane soffrono di una malattia cronica in un numero molto più elevato se hanno una bassa istruzione, rispetto a chi è laureato. Anche questo è un aspetto noto, perché si è già presentato in altri paesi, però ci mancano spiegazioni definitive. Perché la cultura influenza così pesantemente la salute? Perché chi è colto mangia meglio, fa attività fisica mirata, riesce a compiere atti di prevenzione, segue con più attenzione le indicazioni dei medici e l’eventuale assunzione dei farmaci? Oppure perché ha strumenti intellettuali per capire la vita e le sue difficoltà e quindi esercita una “padronanza” sulla stessa che si trasforma poi in salute attraverso complessi (e in parte misteriosi) meccanismi psicologici? Un ultima annotazione ci interessa riferire, perché riguarda tutti. In questi ultimi anni vi è stato un notevole aumento delle visite mediche (+16.7% in cinque anni); ciò significa un maggiore spreco o una più attenta difesa della propria salute da parte dei cittadini? Non è possibile rispondere a questa domanda peraltro di grande interesse. Un milione al giorno di contatti per motivi clinici tra cittadini e medici sono un numero enorme, induce rilevanti problemi organizzativi, provoca un costo elevato. Sono davvero giustificati?

Questi ed altri sono i motivi di attenzione verso i numeri forniti dall’Istat, anche perché dimostrano che 7 italiani su 10 promuovono a pieni voti la nostra sanità. Certo, il progresso è avvenuto e continua ad avvenire, soprattutto in zone fortunate come Brescia. Però invece di sentirci soddisfatti  dobbiamo fare in modo che la macchina della salute vada sempre meglio, per rispondere in modo degno ai bisogni delle persone più fragili.

 

 

 

 

 

 

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