08.10.2007Marco TrabucchiUna città per vivere beneRecentemente ho visto citata da Enzo Biagi una frase di Guy de Rothschild: “La vecchiaia è una disfatta; bisogna proibirsi di essere vecchi”. Dopo una prima reazione negativa, che mi spingeva a rifiutare una visione della vita apparentemente molto superficiale, ho provato a rileggere la battuta in una prospettiva diversa. Ma cosa vuol dire “proibirsi di essere vecchi”? Forse significa che la vecchiaia è una categoria della mente e come tale non va mai considerata, anche quando il corpo porta i segni del tempo che passa. Perché, senza angoscie, una mente libera accetta le limitazioni imposte dagli anni, ma apre la testa all’immenso che sta fuori e rifiuta qualsiasi restrizione nel modo di guardare a noi stessi e agli altri. Non propongo la caricatura di chi si veste e si comporta come un ragazzino, ma la persona che a tutte le età cerca di capire i cambiamenti, accetta di modificarsi continuamente, adattandosi all’ambiente. Vecchio è chi si irrigidisce, loda il passato, non capisce il presente, teme il futuro. Chi invece si proibisce di essere vecchio impegna tutto se stesso, anche se talvolta con grande fatica, per guardare con serenità al passato, per apprezzare il presente nelle sue espressioni contradditorie, e per prepararsi a gestire il futuro, anche se in un mondo non sempre amico. Proibirsi di essere vecchi vuol dire anche difendere la propria dignità di fronte alle stupidaggini, alle banalità, ai luoghi comuni che vengono ripetuti attorno alle persone non più giovani. Purtroppo le estati sono occasioni perché i mezzi di comunicazione ci riportino ogni genere di improbabili discorsi sugli anziani: dal ricorso ai supermercati -dove andare a guardare chi spende e può spendere- come luoghi di refrigerio e di benessere, alle discussioni sulla solitudine fatte da chi non ha mai veramente parlato con un vecchio, alla descrizione di qualche “anziano super” perché scala le montagne, avvicinato al suo coetaneo che vive in casa di riposo. Chissà perché il caldo fa riproporre sempre questi temi! Non ci accorgiamo che così si lede la dignità e la libertà di persone che sono cittadini come tutti gli altri, parimenti titolari di diritti, il primo dei quali è una vita normale, senza tanta retorica e tanto vischioso interessamento? Perché non suggeriamo a tutti quelli che si chiamano Marco di trascorre i momenti di caldo nelle stazioni, sventolandosi con il passaggio dei treni e distraendosi con l’indubbia varietà umana dei viaggiatori? Io non gradirei queste indicazioni, anche se capisco che qualcuno preferisce ricevere consigli strani o sbagliati piuttosto che essere dimenticato! Ma allora impariamo a vivere assieme, giocando tra la memoria e l’oblio, l’intrusione e la ritrosia, l’ascolto e la parola, l’amore e l’indifferenza, cioè i sentimenti normali della vita, che vogliamo condividere anche con le persone di età diverse dalle nostre. Se non andiamo in questa direzione avremo città senza vecchi nelle strade, perché devono difendersi dall’aggressività della natura e degli uomini, ma anche senza ragazzi, perché costretti a casa per difenderci dalla loro esuberanza. Ma che città sarà mai quella governata da tanti condizionamenti? So bene che qualche lettore potrebbe criticare il mio atteggiamento, in particolare in questo mese di agosto quando di più si sentono le difficoltà pratiche ed anche di più si è portati alla nostalgia dei ricordi e al dolore per tutto quello che non abbiamo più. Agosto è il mese delle contraddizioni: sole e caldo, ma anche giornate più corte ed i segni precoci dell’inverno. E’ un po’ l’immagine della vita, sempre difficile e spesso aspra. Non rendiamola però nemica con atteggiamenti sbagliati: proibiamoci di essere vecchi, ma chiediamo anche agli altri di non farci diventare vecchi! » scarica pdf « torna indietro
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