07.09.2007Angelo BianchettiCuore e cervelloIl Gruppo di Ricerca Geriatrica cura settimanalmente dal 1987 la rubrica "Terza Età" sul quotidiano locale «Giornale di Brescia»: mettiamo a disposizione dei lettori alcuni degli articoli pubblicati invitandoli ad utilizzarli nelle tante occasioni di educazione alla salute rivolte agli anziani e alle loro famiglie.
La ricerca scientifica ha confermato le strette relazioni esistenti fra le malattie del cuore e quelle del cervello. E’ ormai noto che i comuni fattori di rischio per le malattie cardiovascolari (ipertensione, diabete, obesità, fumo di sigaretta) costituiscono anche un importante fattore di rischio per la malattia di Alzheimer. Allo stesso modo fattori notoriamente salutari per il cuore, quali l’attività fisica moderata, una dieta ricca di sostanze antiossidanti (acidi grassi omega 3, vitamine del gruppo B, folati, vitamina E ad esempio) rappresentano sicuri fattori protettivi per le malattie neurodegenerative. Le basi biologiche di questo legame sono solo in parte chiarite. E’ da tempo noto che danni ai vasi che irrorano il cervello, in particolare i rami che portano nutrimento ai territori più profondi, sono importanti cofattori nelle manifestazioni cliniche di molte malattie neurodegenerative, quali la malattia di Alzheimer e la malattia di Parkinson. E’ invece osservazione recente che i fattori di rischio cardiovascolare, in articolare l’iperinsulinemia che si accompagna all’obesità, il diabete, l’ipertensione arteriosa, l’iperomocisteinemia (l’aumento nel sangue di omocisteina, una condizione importante di rischio cardiovascolare) sono in grado di modulare i meccanismi neurodegenerativi, quali il deposito di amiloide nel cervello dei malati di Alzheimer o le alterazioni del funzionamento dei neuroni.
La relazione fra malattie del cuore e del cervello non si ferma alla condivisione dei fattori di rischio, ma va oltre. I soggetti che hanno malattie di cuore, quali infarto del miocardio, scompenso cardiaco, fibrillazione atriale, sono più proponesi a sviluppare un declino cognitivo e, quando è già presente una malattia neurodegenerativa, questa tende ad aggravare le specifiche manifestazioni cliniche. Un anziano con malattia di Alzheimer che sviluppa uno scompenso cardiaco ha una prognosi decisamente peggiore rispetto ad un coetaneo integro dal punto di vista cognitivo. Le ragioni sono molteplici e riguardano la capacità dell’organismo di reagire alla malattia acuta e di mantenere l’equilibrio del suo funzionamento, la facilità con cui un soggetto con malattia di Alzheimer ricoverato in ospedale va incontro a complicanze di varia natura (infezioni, cadute, delirium), la stessa capacità di comunicare correttamente i propri sintomi e di gestire la relazione con l’ambiente. Per questa ragione le manifestazioni acute di malattie cardiache in un soggetto con l’Alzheimer o altre malattie neurodegenerative richiedono da parte dei medici e degli infermieri maggiore attenzione e cura.
Cuore e cervello non sono due organi “distanti”; la maggior comprensione delle strette relazioni patogenetiche delle malattie che li colpiscono aiuterà a mantenere, anche nell’età avanzata, un “cervello sano in un cuore sano”.
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