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09.07.2007

Marco Trabucchi

A cosa serve la geriatria?

Sono stato spesso interrogato su cosa serve la geriatria, se cioè sia importante ed utile una scienza che si dedica esclusivamente alla cura delle persone anziane. Ovviamente la mia risposta è sempre stata positiva: la nostra scienza è quella che meglio permette di farsi carico dei bisogni di salute degli anziani e di predisporre interventi di cura adeguati in condizioni spesso di grave compromissione delle condizioni generali della persona, perché a grave rischio di perdere l’autosufficienza e colpita da molte malattie contemporaneamente. Uno studio recente condotto su un campione di 1000 persone ha confermato che i cittadini in generale riconoscono ai geriatri un ruolo importante e sanno che sono i tecnici più preparati nella difesa dei loro problemi di salute. La cultura geriatrica è il mezzo più attuale ed efficace per curare un anziano quando si ammala, ma anche per suggerire atteggiamenti e stili di vita che possano aiutare le persone di qualsiasi età a predisporre con serenità il tempo della loro vecchiaia. Di questo argomento se ne è occupata anche  la società italiana di medicina interna, cioè la principale e la più vecchia associazione scientifica di ambito medico. Anche la medicina interna si è infatti accorta che la gran parte dei pazienti che afferiscono ai suoi servizi sono anziani, affetti da malattie di lunga durata e bisognosi di una cura che si faccia carico di tutti i problemi, superando il tradizionale modello che imputava le difficoltà della persona anziana ad uno specifico organo (cuore, cervello, polmoni, ecc.), e dimenticando che invece quasi mai è possibile identificare una condizione così “semplice” nel quadro clinico di un anziano. Ovviamente in una logica di attenzione primaria ai bisogni degli ammalati le differenze tra le varie specialità devono essere messe in secondo piano. Quello che ci importa prima di tutto è che i contenuti della cultura clinica geriatrica siano applicati nella pratica quotidiana degli ospedali, delle riabilitazioni, delle RSA, dell’assistenza domiciliare. Perché sia possibile la diffusione di questa cultura (la quale –deve essere chiaro- non è “facile” e richiede studio e impegno più di altre aree della medicina) occorre che venga insegnata in modo adeguato a livello universitario nei corsi di laurea per medici, infermieri, terapisti della riabilitazione, psicologi. Inoltre deve essere esercitata dove maggiormente si concentrano gli anziani fragili, bisognosi di competenze affinate. A Brescia per molti aspetti siamo fortunati, perché vi è una qualificata presenza dei geriatri nell’università, negli ospedali, nelle RSA, nei centri di ricerca; questa condizione, però, più che soddisfarci deve impegnarci a studiare ed elaborare nuovi modelli perché anche altre città possano godere di una condizione altrettanto positiva per quanto riguarda l’assistenza alle persone anziane.

 

 

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