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07.08.2006

Alessandro Morandi

Terapia anticoagulante e osteoporosi

L osteoporosi è una malattia che colpisce frequentemente le donne nell età postmenopausale. Essa trova la sua causa principale nella riduzione degli ormoni femminili e del loro relativo effetto sull’organismo. La maggiore predisposizione all’insorgenza di osteoporosi, cioè un’alterazione della struttura ossea, favorisce l’insorgenza di fratture. Non sempre però la menopausa rappresenta l’unico fattore predisponente all’insorgenza dell’osteoporosi; infatti l’invecchiamento di per sé produce, sia nel sesso maschile che femminile, un minor assorbimento di calcio e una minor produzione di vitamina D. Parallelamente agli aspetti fisiologici dell’invecchiamento spesso l’anziano deve assumere terapie croniche per malattie respiratorie e cardiovascolari. In tale contesto si pone il problema della terapia anticoagulante, atta a rendere più fluido il sangue. Infatti la concomitante presenza di malattie cardiologiche predispone spesso all’insorgenza di una aritmia cardiaca, molto diffusa nel paziente anziano, conosciuta come fibrillazione atriale che porta generalmente ad aumento della frequenza cardiaca. Il medico ha a disposizione diverse opzioni terapeutiche per controllare la frequenza cardiaca e per eliminare la presenza dell’aritmia. La scelta che nella maggior parte dei casi attua il geriatra è quella di mantenere l’aritmia, senza procedere ad una conversione farmacologia o elettrica, ma riducendo la frequenza cardiaca nei valori della norma. La presenza dell’aritmia favorisce però l’insorgenza di eventi vascolari cerebrali, dovuti alla formazione nel cuore di piccoli trombi in grado di giungere alla circolazione cerebrale. Per tale motivo è necessario introdurre la terapia anticoagulante che il paziente dovrà assumere per tutto il corso della vita. Un recente studio ha valutato quale potesse essere l’influenza di una terapia anticoagulante orale sull’insorgenza dell’osteoporosi; la riflessione nasce dalla conoscenza che tali farmaci possono interagire, attraverso il loro meccanismo, con la formazione dell’osso. I ricercatori hanno evidenziato che i pazienti in terapia da lungo tempo hanno un aumento del 25% del rischio di avere fratture secondarie ad osteoporosi. Il medico ed il paziente si trovano quindi di fronte ad un importante dilemma decisionale, cioè se utilizzare tali farmaci ponendo il paziente a rischio di un aumento di incidenza di fratture o lasciare il paziente a rischio di insorgenza di gravi malattie cerebrovascolari (meglio note come ictus), che divengono spesso invalidanti e difficilmente gestibili in ambito familiare. In questo contesto è importante attuare scelte oculate e ben ponderate, consigliando ai pazienti anziani, quando sia necessario assumere la terapia anticoagulante orale, adeguati supplementi dietetici di vitamina e di calcio, associati ad un regolare esercizio fisico come fattori protettivi dell’insorgenza di osteoporosi.

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