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07.08.2006

Salvatore Speciale

Attività fisica e terza età

Per millenni la attività fisica ha rappresentato una necessità per procurarsi il cibo con la caccia, per fuggire alle situazioni di pericolo e per lavorare i campi. Con l avvento della società industriale nel XIX secolo, si è progressivamente ridotta la necessità di muoversi. Si è andato affermando un modello di sviluppo che, in rapporto a fattori diversi quali la crescente urbanizzazione, la diffusione di efficienti mezzi di trasporto e l’affermazione della tecnologia nell’ambiente di lavoro, ha di fatto favorito l’adozione di uno stile di vita sempre più sedentario, ignorando le ripercussioni negative sulla salute.

La sedentarietà è diffusa nei soggetti anziani, non solo perché frutto di un modello sociale, ma anche perché su di essi grava spesso il peso della malattia e della disabilità. L’invecchiamento è un processo che comporta nell’uomo una progressiva riduzione dell’attività fisica quale conseguenza dei fenomeni involutivi dei diversi sistemi anatomo-funzionali che partecipano al movimento. La sedentarietà tuttavia rappresenta un riconosciuto fattore di rischio per numerose malattie che colpiscono la terza età, quali quelle cardiovascolari, metaboliche ed osteoarticolari. Alcune ricerche hanno documentato che gli individui che mantengono uno stile di vita attivo hanno una minore probabilità di ammalarsi di diabete, cardiopatia ischemica, ipertensione arteriosa , depressione ed osteoporosi e di andare incontro a cadute. Inoltre negli ultimi anni è stato dimostrato che l’esercizio fisico rappresenta un vero e proprio "farmaco", estremamente efficace nel trattamento delle suddette malattie in associazione alla terapia farmacologica.

Attraverso una regolare attività fisica è possibile conservare un buon livello di autonomia funzionale in età avanzata, così come contrastare la progressione della disabilità quando già presente. Da qui una serie di documenti emanati dalle più importanti organizzazioni sanitarie e scientifiche internazionali che esortano di adottare uno stile di vita attivo anche per chi è già anziano.

Risulta quindi di fondamentale importanza diffondere una nuova cultura che valorizzi l’attività fisica come strumento di salute nella consapevolezza che "l’emergenza anziani" impone l’adozione di politiche di prevenzione e cura capaci di incidere significativamente su quello che oggi rappresenta per la maggior parte degli anziani un destino, cioè vivere gli ultimi anni della loro esistenza in condizioni di malattia e disabilità. Si può e si deve cambiare!

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