05.06.2006Angelo BianchettiOMS e malattie cronicheSiamo abituati a pensare che le malattie croniche siano un problema che affligge i sistemi sanitari dei paesi ricchi ed opulenti, quale conseguenza dell’efficace lotta a molte malattie acute e dell’assunzione di stili di vita che ne favoriscono lo sviluppo (quali la ridotta attività fisica, una dieta ricca di grassi ed ipercalorica, il fumo di sigaretta, ecc.). Un recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ribalta queste convinzioni e ci indica invece che l’80% delle persone affette da malattie croniche quali cardiopatie, ictus cerebrale, cancro, malattie respiratorie e diabete, vivono in paesi con un reddito basso o medio. E’ interessante scoprire, ad esempio, che in Nigeria, uno dei paesi africani maggiormente popolati, in cui malattie infettive quali AIDS, malaria, tubercolosi sono tuttora endemiche, nel 2015 la principale causa di morte saranno le malattie croniche. In questo paese il 35% delle donne è attualmente in soprappeso e nel 2010 questa proporzione salirà al 44%. Oltre un miliardo di persone, nel mondo, sono oggi sovrappeso o obese, e l’OMS prevede che questo numero salirà a 1,5 miliardi entro il 2015, se non si prendono contromisure immediate. In Cina si stima che 300 milioni di adulti maschi siano fumatori e 160 milioni siano ipertesi; il 20% dei giovani fra 7 e 17 anni che vivono in aree urbane sono soprappeso od obesi. In tutti i paesi del mondo vi è un forte legame fra povertà e sviluppo di malattie croniche. Nel suo rapporto, l’OMS si pone un nuovo obiettivo globale: ridurre il trend stimato di morte per malattia cronica del 2% ogni anno fino al 2015. Questa riduzione potrebbe evitare la morte di 36 milioni di persone nei prossimi dieci anni, metà delle quali altrimenti morirebbe prima di aver compiuto 70 anni. Nella maggioranza dei casi, i fattori di rischio delle malattie croniche sono pochi, conosciuti e prevenibili. Tre dei più importanti sono una dieta inadeguata, la scarsa attività fisica e il consumo di tabacco. Globalmente, questi fattori di rischio stanno aumentando soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Le popolazioni infatti tendono a convertire la propria dieta sempre più verso una alimentazione ricca di grassi e di zuccheri, mentre al tempo stesso le situazioni abitative e lavorative inducono a ridurre notevolmente l’attività fisica. L’aumento di attività di marketing e di vendita di tabacco e sigarette nei Paesi a basso e medio reddito comporta una crescente esposizione ai rischi da fumo. Nel rapporto dell’OMS, vengono discusse le numerose conoscenze, su basi di provata evidenza, relative a misure poco costose ed efficaci che consentono rapidi miglioramenti dello stato di salute e per le quali i benefici sono ben superiori ai costi. Tra gli esempi citati: la riduzione di sale nei cibi lavorati, il miglioramento dei pasti scolastici, la tassazione di tabacco e derivati. La cronicità rappresenta la versa sfida alla sanità dei prossimi anni, sia nei paesi sviluppati sia in quelli che rischiano di essere gravati delle conseguenze dello sviluppo senza essere ancora ricchi.
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