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15.04.2015

Marco Trabucchi

Osservasalute: il rapporto 2014

Il Rapporto Osservasalute, da poco pubblicato con i dati 2014, rappresenta uno strumento di grande rilievo culturale ed operativo per chi ha responsabilità rispetto alle condizioni di salute dei cittadini italiani.

Il rapporto, curato da un'equipe dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, guidata dal professor Gualtiero Ricciardi, è arrivato alla 12esima edizione; quest'anno insiste in particolare sull'esigenza di stimolare “l'intervento da parte di tutte le istituzioni del settore, sia a livello nazionale che regionale, per attenuare e possibilmente evitare l'allargamento del differenziale di salute, garantendo a tutti i cittadini, indipendentemente dal luogo di residenza e dallo status socio-economico, un'adeguata ed equa assistenza sanitaria”.

Questo passo mette in luce come il progresso, generato da un insieme di fattori non sempre controllabili, ma anche da una larga serie di apporti delle scienze, sia in ambito medico-biologico, sia psico-sociale, debba essere governato con determinazione, per evitare che si registrino differenze sempre più dolorose tra i cittadini, sia sul piano della salute oggettiva sia su quello della qualità della vita, in particolare per quanto riguarda l'autosufficienza.

Ancora una volta ci troviamo a riaffermare l'importanza della politica, perché lo sviluppo spontaneo del sistema porta di fatto alla crescita continua di alcuni gruppi sociali e alla marginalizzazione di altri. Infatti, nei primi ogni investimento economico trova disponibilità sul piano umano, psicologico e organizzativo, per cui tende di per se a fruttare. Nel secondo caso, invece, gli investimenti non sono valorizzati; si instaura quindi un circolo vizioso, per cui la condizione umana degli appartenenti a questo gruppo continua a peggiorare, con conseguente importante crescita della sofferenza degli individui e delle popolazioni.

Questo aspetto delle dinamiche sociali è particolarmente rilevante nella popolazione anziana, perché caratterizzata da una fragilità di fondo, che la rende sensibile alle influenze negative dei fattori ambientali. Il Rapporto Osservasalute non discute direttamente i problemi di questa fascia di popolazione (ci si potrebbe domandare il perché di una dimenticanza che è certamente conseguenza di un'inadeguata elaborazione culturale, che impedisce di considerare le dinamiche della popolazione che invecchia come specifiche e non solo come un insieme di fattori che caratterizzano ugualmente tutte le età della vita); riporta però un dato demografico estremamente significativo, che dovrebbe essere approfondito più di quanto ancora non si trovi in letteratura. Infatti dal 2002 al 2012 gli uomini hanno guadagnato 2.4 anni di vita (arrivando a 79.6), mentre le donne ne hanno guadagnati 1.4 (arrivando a 84.4). Anche se la differenza tra i generi permane ancora elevata, la tendenza alla riduzione è il marker di un cambiamento degli stili di vita che dovrebbe essere analizzato per trarne indicazioni su come comportarsi per non andare incontro ad una ulteriore riduzione. In altre parole, perché le donne hanno rallentato il loro avvicinamento, che sembrava inarrestabili, al secolo? Non sono certo in gioco fattori genetici, ma legati all'alimentazione, all'attività fisica e mentale, al lavoro, all'igiene degli ambienti di vita. Forse forzando l'interpretazione si potrebbe affermare che in questi nostri tempi il genere femminile va incontro -per motivi da chiarire- a quella segmentazione negativa della popolazione di cui si discute nelle righe precedenti.

Un altro dato riferito alle persone con disabilità (e quindi prevalentemente anziane, anche se l'analisi di Osservasalute non è specifica) riguarda la ricaduta maggiore della crisi economica sulle persone più deboli. Infatti, è stato rilevato che la rinuncia alle cure per motivi economici coinvolge il 7.6% delle persone funzionalmente normali, mentre riguarda il 12.4% dei disabili. Ancora una volta si mette in luce il fenomeno del clusterizzazione degli eventi negativi, per cui chi si trova in condizioni di svantaggio molto difficilmente riesce ad uscirne, se non con interventi coordinati e forti, che coinvolgono l'insieme dell'organizzazione sociale. Si può essere ottimisti sul ruolo della politica nei prossimi anni? Non siamo in grado di prevedere il futuro; abbiamo però -almeno in parte- adempiuto al nostro dovere di mettere le carte in tavola...

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